Gli innumerevoli specchi del genio

  

Placa Real. Chiudendosi alle spalle la porta del suo ufficio, vide un ragazzo sulla ventina uscire dall'ostello accanto e ritrovò i suoi stessi occhi, di anni addietro, scalpitanti di tuffarsi nelle strade della città per succhiarne avidamente le meraviglie. Lo seguì. Quello spazio era scandito dal ritmo della  geometria, un ritmo che scandiva il tempo del passato, mescolandosi al presente, accogliendo l'incedere del futuro, In quel principio irrinunciabile della città catalana, c'era solo un dettaglio di sregolatezza. Il genio della matematica si chiese se il suo specchio del momento sarebbe mai riuscito a coglierlo. Senza  sorprendersi notò quel ragazzo, forse italiano, fermarsi a fissare incuriosito e sorpreso quelle altissime palme piantate senza ordine apparente all'interno della piazza. Il genio sorrise, aveva afferrato l'ennesimo segno lasciato dalle coincidenze, trame sottili che ogni giorno lo costruivano. Lasciò correre di nuovo il suo sguardo come una macchina fotografica sulla piazza. Vide persone di ogni tipo, donne, uomini, anziani, inconsapevolmente insieme, nello stesso irripetibile istante, e pensò che se avesse potuto raccogliere la storia di ognuno doveva  chiedere al tempo di non essere così spietatamente frettoloso. Continuò incessante a raccogliere dettagli, ad immaginare di entrare in  ognuno degli astanti per riempire il vuoto dell'apparente distanza, perché il suo desiderio di dare vita alle molteplici facce di se stesso attraverso gli altri, non si placava mai, anzi, lo stesso movimento di quella città piena di promesse, fomentava in modo quasi ossessivo la sua curiosità.

Sua madre, dopo la prima volta, era la vita che lo aveva già partorito in innumerevoli situazioni, incidendogli nell'animo il senso di ogni incontro, facendolo rinascere ogni volta dal significato recondito delle cose. Quando raccoglieva, misurava  e catalogava ogni cosa  con un ordine preciso, diventava come quelle palme così apparentemente casuali ma in realtà posizionate rispetto all'infinito per rientrare in un ordine imperscrutabile, imprevedibile, ma non per questo indefinibile. Il potere della definizione e della razionalità lo trasformava in un amante appassionato del Tutto, che lo seduceva e lo ammaliava come la più sensuale delle donne. Non poteva e non voleva possedere nulla, ma solo accogliere e poter fare l'amore con i mille volti con cui il Tutto si presentava attraverso i suoi enigmi. Era la scoperta dei fili invisibili a fare di lui il figlio moltiplicato delle coincidenze, la traduzione del pensiero nell'istinto, il riflesso del molteplice nell'unità.Ed ogni fatto, ogni parola, ogni incontro non diventava altro che un semplice atto d'amore.

"Specchio, specchio delle mie brame, cosa mi riservi tra le tue trame?".

Gli innumerevoli specchi del genioultima modifica: 2006-05-10T21:38:19+02:00da nelvolo
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28 pensieri su “Gli innumerevoli specchi del genio

  1. Pochi giorni fa ho pubblicato una mia poesia dal titolo “Sottili fili intrecciati”.. .più di una coincidenza quindi. Probabilmente ce ne accorgiamo se prestiamo attenzione ma ritengo che ci siano intrecci invisibili che legano senza che noi ce ne accorgiamo. Ed è molto bello che alla lunga, solo le persone con cui veramente si condivide qualcosa, anche solo un pensiero, un modo di vedere le situazioni più disparate, siano le persone che rimarranno incastonate nel nostro cuore per sempre. Un abbraccio, Manuela

  2. Scritto da: anake_kiing il 13-05-06 alle 01:04
    Gerbere bianche/ candore alabastrino/ una culla legnosa/ per mamma e bambino/ Gocce di pianto/ evanescente fruscio/ battito d’ali/ silenzioso addio/ Ultimo sogno/ mai realizzato/ uccisa dal padre/ di un bimbo mai nato./ Venexiana 12.05.06 per Jennifer

  3. ritrovare noi stessi e ricreare noi stessi attraverso gli occhi degli altri.. attraverso quel filo sottile che ci rende parte del tutto… anche quando ci sentiamo niente….
    “Non poteva e non voleva possedere nulla, ma solo accogliere e poter fare l’amore con i mille volti con cui il Tutto si presenteva” questa è da incorniciare… mi piacerebbe iniziarci un post… la vedrei bene come incipit in un libro… così leggera.. così piena e densa di significato… un saluto Mai.

  4. incredibile ! ma la prima parte mi riguarda , e’ una vista di me stesso dentro la mia prof. ”…..Lasciò correre di nuovo il suo sguardo come una macchina fotografica sulla piazza. Vide persone di ogni tipo, donne, uomini, anziani, inconsapevolmen te insieme, nello stesso irripetibile istante, e pensò che se avesse potuto raccogliere la storia di ognuno doveva chiedere al tempo di non essere così spietatamente frettoloso. Continuò incessante a raccogliere dettagli, ad immaginare di entrare in ognuno degli astanti per riempire il vuoto dell’apparente distanza, perché il suo desiderio di dare vita alle molteplici facce di se stesso attraverso gli altri, non si placava mai, anzi, lo stesso movimento di quella città piena di promesse, fomentava in modo quasi ossessivo la sua curiosità. ”

    mi ha fatto piacere.
    ciao.

  5. Claudio, Claudio, ma conosciuto nessuno in piede di guerra come te…dai, puoi anche avere ragione ma non la mettere così che capisci perfettamente ciò che voglio dire, conosci bene anche le donne catalane, no? io al gioco ci sto ma smetti con questa accondiscendenz a…la tua idea comunque mi piace molto, fai il bravo giardiniere e metteti al lavoro, ti sorrido, Ana

  6. Mi unico al tuo appello senza censure: viva i maschi, viva gli uomini. Si tratterebbe solo di definirne il tipo. Il nostro doppio non sono gli uomini ma quella parte di noi repressa, la mia parte maschile e la tua parte femminile. A volte si coccolano, a volte lottano riproducendo il vecchio rito della prevalenza e non ricordando che esiste solo “la prevalenza del cretino”. Rido e non prendermi così sul serio, non ne vale la pena. Io con me, non lo faccio mai.

  7. Claudio cosi divento gelosa!
    Ti vedo cosi coinvolto in belle conversazioni, sui giardini e i giardinieri, e sulla fecondità della terra. Forse le mie pietre sono troppo dure? Pensavo invece che ti piacesse quel modo con cui il mare le bagna e ne tira fuori lucentezza e colori nascosti. Pensavo anzi di regalartene una di queste pietre, non sai quanta acqua porta con se, quanta morbidezza, quanto calore si accompagni a queste forme levigate dal ritmo delle onde. Naturalmente capisco bene il tuo temperamente maschile, e ritengo elevato il tono tuo e degli invitati. Ma scrivo cosi per giocarci un po e magari riderci semplicemente intorno. Ciao

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