I suonatori cambiano ma la melodia è sempre la stessa

Il Genio osservava estasiato l'incedere delle due gemelle verso il tavolo prenotato. Aveva organizzato un cena con Trendy e Diana nel ristorante più rinomato della città. La luce soffusa della sala privata incorniciava quei passi femminili, disinvolti, indifferenti, così diversi nello stile ma altrettanto sensuali. Sorrise il Genio nell'ammirare come l'abbigliamento scelto dalle due giovani donne non pregiudicasse quel gusto sottile che entrambe lasciavano assaporare alla vista. Diana, ostentatamente femmina, si presentò con un vestito nero, scollato sulla schiena, tacchi vertiginosi. Una collana di perle al collo  ne sottolineava la raffinatezza dirompente era il dettaglio che reclamava il desiderio di contatto. Trendy, all'opposto,  era il casual della provocazione. I Jeans stracciati, la camicia aperta all'esplorazione, i capelli selvaggi parlavano del suo rifiuto alla domabilità delle apparenze. Non era solo il modo di presentarsi ad attirare l'attenzione del Genio, ma specialmente le scintille degli sguardi di due donne che giocavano a rendersi prede seducenti per arrivare a predare, liberando nell'aria quell'odore adrenalinico di caccia aperta alla conquista. Quell'essenza femminile lo travolgeva, lo catturava nell'amare indistintamente i diffusori di quell'effluvio inebriante. Durante la cena intavolarono scherzosamente una discussione sul gioco degli scacchi.  Diana improvvisamente fece la prima mossa della partita fissando il genio dritto negli occhi.

"Se vuoi arrivare alla seconda regina devi diventare una regina".

Trendy scoppiò in una risata fragorosa e si lanciò immediatamente nel gioco.

"Chi ha stabilito che il cavallo dovesse essere un cavallo e non una puledra, sovvertiamo le regole".

Allora lui intervenne. "Inventiamo una nuova regola, ogni volta che qualcuno riesce a mangiare una pedina, si  scambia il posto, dal nero si passa al bianco, e non ci saranno vincitori e vinti, o se vogliamo dirla in altro modo: che tutti siano tutto!".
 
Quella sera il Genio pròvo la sua metamorfosi.
Divenne la loro Regina contro la malsana convinzione che  l'affermazione di un maschile forte rende la consapevolezza di un femminile altrettanto forte.
Quella sera, provò, o forse svelò, che per amare veramente le donne,  il segreto è  provare a divenire loro stesse.

I suonatori cambiano ma la melodia è sempre la stessaultima modifica: 2006-05-18T15:06:58+02:00da nelvolo
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27 pensieri su “I suonatori cambiano ma la melodia è sempre la stessa

  1. un uomo che dice questo? tu mi stupisci… in genere se dici ad un uomo di far emergere la propria parte femminile si incazza.. pensa che tu lo offenda dandogli del gay… sì, sarebbe sicuramente una gran bella esperienza uno scambio di ruoli, unito ad una commistione di ruoli.. femmina/maschio /maschio/femmina .. in una specie di spirale…
    bello questo tuo scritto.. semplice.. e deciso…

  2. Hai ragione Claudio, sta diventando un maremoto…ora metabolizzo e poi ti dico quanto c’è della prima e quanto della seconda, fermo restando che si tratta di un gioco perché se in realtà dovessi dire qualcosa su di me mi morderei un dito e mi verrebbe da sorridere. Bacio, Ana
    Ah! dì a Mo che lo sò che sei l’uomo perfetto, per questo mi diverti anche, e che quando ti ho dato del “conquistador ” era tutto amichevole y encantador.

  3. Non posso aiutarti a montare la zattera perchè sto sull’isola, ma posso eventualmente aspettarti sulla spiaggia, sempre se una delle mete è questa. Ottimo l’abbigliament o, ricorda quello di un gondoliere veneziano, e sicuramente l’atmosfera dell’isola ispira anche delle simpatiche serenate!!

  4. Rido, oltre ad essere un marinaio che si costruisce la propria barca, sei anche il costruttore del tuo destino. Altrimenti come potrebbe Colapesce sapere quando arrivare per riportarti al mare e tornare quando lo desideri, se non fossi tu stesso lui?

  5. Sarà per questo che a volte mi sento osservata e che a volte si notano sull’acqua delle increspature particolari. sarà per questo che il movimento ha un senso solo se esiste il suo opposto temporaneo e che un’isola si definisce così perchè ha attorno una distesa infinita d’acqua, ricca di misteri. No non credo che il tuo amico sia malinconico, non è vero che è senza casa perchè sa che questa è ovunque, vuole solo arrivare a conoscerla in ogni angolo, anche il più nascosto.

  6. sai quando hai commentato era come se già tu avessi letto il post successivo.. giocare per non farsi male.. giocare con la consapevolezza di dove è iniziato il gioco ed a quale meta ci condurrà… impossibile saperlo… poi dopo giri enormi.. giochi iniziati e lasciati a metà.. giochi nemmeno mai presi in considerazione. . una mattina ti svegli e ti ritrovi al punto di partenza… come in quel gioco dove trovi la carta: torna al via senza passare dall’arrivo… e ti accorgi che la casella del “via” corrisponde perfettamente a quella dell’arrivo… e non capisci più.. se sei partito.. dove ti sei fermato.. se mai arriverai.. (son contorta stamani.. sì me ne rendo conto da sola) un saluto Mai.

  7. Ma sai, credo che il pericolo maggiore sia perdersi in se stessi, chiudendosi agli altri. Poi pero’, mi chiedo se ha un senso continuare la ricerca aprendosi altri altri. Quanti pezzi di noi potranno rubare, come ci lasceranno dopo il pasto cannibale? Nell’offrirsi si corre anche il rischio di perdersi negli altri. E allora quale rischio è maggiore. E infine. E’ destino che ci si perda senza la nostra volontà?

  8. Chi ha avuto il coraggio di esplorare gli abissi, guardarsi in faccia, e affrontare la paura, può dire di aver conosciuto il freddo spaventoso e di saper ritornare alla superficie per ritemprare le membra al tepore del sole. Il contrario non è possibile. Chi resta a sfiorare la superficie pensa che tutto il mondo sia lì, non distingue il caldo dal freddo. In quegli abissi però io non vorrei delegare a qualcun’altro la responsabilità di darmi delle risposte o di togliermi dei veli o ancora peggio, pretendere la liberazione, sarebbe ingiusto. Si può saper discernere a chi affidare quel dialogo profondo che a volte con sofferenza ci si trova ad affrontare prima di tutto tra se e se. Ma ripeto, se si ha il coraggio di farlo, l’affidare il proprio dialogo diventa l’INIZIO di un viaggio meraviglioso a ritroso, senza fine. Un abbraccio, profondo. Lesfem

  9. In effetti così ho già fatto oggi… sono arrivata fino al post del 7 aprile (da li ho scoperto della dualità ^_^ del vs blog), poi mi sono fermata per il momento perchè in effetti ero in orario d’ufficio…. ma sai io sono una persona lenta e costante… piano piano arrivo fino alle origini! Come dici (dite) non è cosa da poco trovare nella marea di imput della rete dei punti di contatto

  10. no no.. a me la melodia che si respira qui dentro piace molto e proprio per questo e perchè son curiosa (dentro) aspetto con ansia nuovi componimenti.. nuove scritture… così da poter conoscere, o almeno provare a conoscere qualche altro piccolo tassello di voi due 🙂 baci baci Mai.

  11. a volte mi domando per assurdo se nell’angusto spazio di un’isola si considera mai la distesa infinita delle possibilità del mare. Un lembo di terra che sembra nascere così casualmente invece nasconde una continuità con gli abissi che si celano dietro ad una distesa d’acqua, ma alla base, seppur profonda, c’è sempre la terra che si può estendere all’infinito.

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