Dentro di me e fuori dal tempo *

 

Sono vivo da nove secoli. Mi hanno generato i versi di una musica.

Qualcosa di inevitabile  mi riporta sempre al mio percorso. A volte penso di sapere perché. Ora sono ancora qui. Mi accompagnano spesso eventi difficili, complicati. In genere prima ancora che un colpo mi ferisca io mi metto a raccontargli una storia per stupirlo. Funziona ma non sempre. Mio padre era un monaco nato in Francia intorno al milleduecento. Quando ero appena un  bambino ascoltavo le sue composizioni: strofe provenzali e musiche arabo-andaluse. Viaggiavo  di città in città, accompagnato da giullari e da arpe, flauti, liuti e chitarre. Imparai a fare una cosa importante: creare attorno alle donne rinchiuse nei castelli un'atmosfera di raffinata bellezza. Imparai da loro a lottare contro il principio diffuso dell'inferiorità femminile, della donna  strumento tentatrice del Diavolo. Io  cantavo l'amore vero, l'amore sublime che è un amore reale, anzi carnale. A Poitiers partecipai alla scrittura delle 31 regole della dottrina di Eleonora e ascoltai declamare  questo semplicissimo verso "gli amanti si concedono favori liberamente". Ero un  Trovatore. Trovavo  la parola  giusta per verseggiare con eleganza.
Oggi che vivo nell'anno duemilasei ritorno spesso alla prima  infanzia vissuta intorno ai Pirenei nove secoli fa. Ho capito che è la musica che mi fa attraversare il tempo ed è   la danza che mi aiuta a catturare gli attimi. Questi suoni, questi passi  lo incantano e il tempo segue il ritmo della voluttà deliziato dalla sacralità delle note e  dalle movenze del corpo. Ogni volta che accade  mi insinuo in questo sfasamento temporale. Torno all'epoca delle origini in quell'istante in cui   il tempo è lento e, piano piano, scorre e s'incanta. Mi alimento così e per questo sopravvivo nei secoli, e con questo ritorno sempre alle stesse  cose e amo le stesse donne in una spirale che si avvita in ogni ciclo.  Le incontro di volta in volta e le riconosco mentre   gioiosamente mi immergo nel mare delle metamorfosi. Ero un musicista, poi sono diventato uno scrittore, poi ancora un architetto. Ora mi preparo ad essere  per l'anno duemilatrentasei  un matematico del ritmo e dello spazio. Anche quel giorno come sempre, io incontrerò  la bionda malinconica dagli occhi verdi che mi  scrive  le sue poesie ermetiche e la bruna dalla pelle olivastra che mi dipinge catturando i miei mutamenti, e la donna dai capelli selvaggi che danza  sulle rive del lago e spinge con il suo movimento le stesse  onde del tempo.
In queste ore mi ricordo di quei momenti in cui  sono scivolato e mi sono ferito. Ho cicatrici vere che non sono affatto metafore. Il mio corpo ha geroglifici inscritti da  misteriosi  bisturi taglienti, e staffe metalliche  incarnate da viti che mi perforano con lunghe spirali.  Molto tempo fà quando avevo 29 anni un bambino mi ha ucciso: era mio figlio ed io non potrò più essere suo padre. Una volta una lama di vetro mi è si e conficcata in gola ammutolendomi, e ancora altre volte ho  mostrato a quelli che mi accompagnavano il sangue che schizzava  dalle vene dei polsi. Ho passato notti deliranti salvato dalle virtù dell'oppio. Sono stato rinchiuso in trappole buie che mi hanno svelato la potenza dilaniante degli incubi. Ho urlato sotto aghi che mi martoriavano la pelle, ho sudato stordito da scalpelli che mi scavavano le ossa.  Ho sentito per ore le mie gambe maledettamente  inerti,  fluttuavano nel vento: eppure ero lì in quel letto, attorniato da gente che trafficava intorno ai miei piedi. La musica anche quel giorno è arrivata  ed io mi sono salvato aggrappato a quei suoni miracolosi.
Fra poco  scendo le scale. Sto uscendo sulla strada. Ho ferite visibili ed un sorriso stupito e malinconico, la luce negli occhi non si spegne. So che  una donna arriverà qui davanti,   senza apparentemente conoscermi, senza avermi mai visto mi  riconoscerà e mi curerà  nella sua casa. Dalla finestra della stanza dove mi ha portato, ora che sto guardando,  vedo gli oggetti magici:  la  fontana, il pino solitario, la pietra miliare, il castello e in fondo le foreste e  le lande infinite. E vedo anche l'interno di riposanti radure. Sulla strada incontriamo un  leone ferito. Lui  diventerà il mio  fedele compagno. Sbirciando tra le altre finestre  osservo  il sogno di felicità di un fanciulla che guarda le mappe  di Al-Idrisi e  la Tavola Smeraldina, e mi trovo   dentro altre stanze a raccontarle le storie della contessa di Dia e a declamare i  bellissimi  versi per  invitare il proprio cavaliere a fare tutto ciò che lei desidera. Corro oltre le finestre di quella casa, le lascio il mio cappello e sento ancora i versi di un'altra musica "everywhere I let my hat, that's my home" che mi lancia dentro il tempo. Mi aspetta  il mio giardino incantato circondato dai tre mari in cui spesso mi immergo dentro una bolla d'aria e dove contemplo i mille colori dei pesci e la danza morbida di un  silenzio luminoso.

Quando risalgo al calore inebriante del sole, tu  puoi sentire i versi di quella musica e ogni cosa e ognuno che ho amato  ritorna.

Dentro di me e fuori dal tempo *ultima modifica: 2006-06-19T16:09:15+02:00da nelvolo
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42 pensieri su “Dentro di me e fuori dal tempo *

  1. Arriva il tempo in cui il giro si chiude, e si raccolgono i segni fino a quel momento non compresi fino in fondo. Il viaggio non finisce mai, ma la musica continua ad accompagnare, e ovunque si ritrova la propria casa. Qualcuno arriva per tracciare dei segni, qualcun altro per fermare una ricerca esasperata, qualcun altro ancora per dare un senso a tutto questo ed aiutare a capire, mettendosi semplicemente alla guida di un auto silenziosamente , accompagnando. Non gli fa neppure pagare il biglietto del servizio taxi, perché l’autista sa che per respirare ha bisogno di rendersi autista, semplicemente, accompagnando. E il giro si chiude di nuovo. Il tempo sembra quasi un’invenzione, forse lo è davvero. Le ha volute imprimere lui quelle cicatrici? Io credo di no. Credo invece che sia stato il destino a voler incidere dei segni così forti sulla terra per non farti mai dimenticare da dove provieni. Ti ha messo pure alla prova tentando di segarti le gambe, ti ha voluto violentemente fermare, eppure ti sei rialzato imparando a convivere con quei segni che ti accarezzi spesso. Sei stato un figlio fortunato del destino, eccome. Le prove sul cammino te le ha messe lui per riportarti sempre su una strada d’amore. Ti sei fatto uccidere mille volte per rinascere mille volte, e quel bambino che ti ha sparato alla testa non eri altro che tu, perché prima di ogni altra cosa, dovevi essere figlio di te stesso, conoscere il buio per amare senza confini e regole tutta la luce che ti ha avvolto finora e che ti avvolgerà con i suoi tanti volti. Senza fermarsi mai il giro si chiude, sempre. Dio, quanto mi piace stringere il volante dell’auto. Rido. Con amore. M

  2. Ho letto il commento che deduco sia di Mo, lei ti conosce bene, ma anche dalle parole che scrivi si evince quello che lei dice con amore.
    I segni del tempo e le ferite che la vita ci infligge sono cicatrici indelebili nell’anima, ma ciò che conta è continuare a vivere, non chiudersi in un guscio d’avorio, ne indossare un’armatura che ci preserva dal dolore, ma anche dall’amore. Nascere e morire, poi ancora rinascere e morire…un ciclo che non si conclude, che porta i segni delle nostre vite precedenti, che siano anche solo reincarnazioni metaforiche, o frutto della nostra fantasia ci raccontano qualcosa di noi e delle infinite possibilità che abbiamo.Grazie Cla per queste tue parole illuminanti!

  3. Mi ha fatto versamente pensare a Pirandello come ti ho scritto, probabilmente ci si rifà a letture che ci hanno segnato perchè vissute ed amate. Beh vi aspetto, bastano pochi minuti per un copiaincolla di qualcosa che già avete qui. Mi piace tutto, non saprei cosa scegliere. La libertà, quella scelgo di esprimersi. Abbracci bis Manu

  4. il post e’ lungo…pero’ se estrapoliamo questo pezzo:

    *Una volta una lama di vetro mi è si e conficcata in gola ammutolendomi, e ancora altre volte ho mostrato a quelli che mi accompagnavano il sangue che schizzava dalle vene dei polsi. Ho passato notti deliranti salvato dalle virtù dell’oppio. Sono stato rinchiuso in trappole buie che mi hanno svelato la potenza dilaniante degli incubi. Ho urlato sotto aghi che mi martoriavano la pelle, ho sudato stordito da scalpelli che mi scavavano le ossa….. fluttuavano nel vento: eppure ero lì in quel letto, attorniato da gente che trafficava intorno ai miei piedi. La musica anche quel giorno è arrivata ed io mi sono salvato….*

    piu’ o meno questo e’ il racconto che ho ricevuto da un paziente dopo che questi aveva assunto il crack. Quindi ti sono grato dell’occasione letteraria che mi hai dato per dire a chi vuol intendere : leggiti piu’ volte il post di Mo.
    saluti cordiali,
    m.

  5. E perchè non avreste dovuto più vedermi affacciata da questo balcone? Mi affaccio sempre dove trovo cose interessanti da leggere, non sono assidua questo si, sono un pò altelenante nelle frequentazioni bloggheriane ma sono anche una a cui la vita va molto a genio e se la gode nel reale, nei limti delle possibità ovviamente. a volte si esce dai binari della tanquillità proprio per far si che il tutto non resti uguale e noioso.

  6. Bah… sono mica poi sicuro di aver capito bene questo post… Ma ci si attacca con troppa tenacia alla comprensione, non importa… Mi ricorda un film che ho visto di recente. La prima volta che sono morto avevo 27 anni dice, o qualcosa del genere. Poi la figura della donna che aspetta senza apparentemente conoscere e tutto il dolore subito… E comunque. Grazie per il tuo commento Monico… e speriamo che sia vero che ai richiami veri la natura non manca mai…

  7. L’uomo avrà quarant’anni
    e i capelli da ragazzo
    in mezzo al cortile tiene
    l’anima per sè
    Il medico lo guarda
    il medico tranquillo lo ascolta
    gli lascia servire in tavola
    tutte le volte che c’è.
    Così parlano del tempo
    di questo vento che porta via
    e ancora del mare
    di questo bel mare di Lombardia
    che cresce attorno ai muri
    come seminato a grano
    quando d’estate canta e soffia
    qualche vapore lontano.

    Chi venisse a prenderlo
    una domenica
    vedrebbe che bel mare che c’è.

    Qui il ricordo non è uomo
    e il più delle volte nemmeno donna
    qui è il tempo che sta seduto
    a mettere i nnumeri in colonna
    Non per tracciare una rotta
    che non si può dare una via
    quando ad un acuto dolore segue
    una più acuta fantasia,
    L’uomo avrà quarant’anni
    e i capelli da ragazzo
    in camera ha un ritratto che
    si è fatto da sè.

    Chi venisse a prenderlo
    una domenica
    vedrebbe che bel mare che c’è
    Non la ricordavo tutta, l’ho cercata…mi ricorda qualcuno…Clau dio che bello ieri, che bella Mo…lo sai che mi sono emozionata? incredibile…

  8. mmmm tutta a pois la mia Mo…che bella tutta stellata di pensieri ed emozioni…soma tizzo anch’io nella forme più bizzarre…maga ri Cla da un bacio su ogni puntino rosso e questo scompare. D’altra parte sulle proprietà terapeutiche del prealessandrino non ho dubbi…non per niente abbiamo bevuto lo stesso latte dalla mamma regina dell’isola…t i bacio anch’io…anch e tutta piena di puntini rossi…come un alberino di natale…ana

  9. Per Mo: Mi piace che ti abbia turbato, perché mi piace l’idea di avere mosso dentro di te emozioni. Credo che tu possa capire molto bene quello che ho scritto a Cla, una donna ha un SOLO padrone e può essere schiava d’amore di un solo uomo. Si è un gioco sottile, in cui il limite tra la sottomissione e l’offerta totale si confonde, è un darsi totale assoluto, che conquista e prende talmente profondamente il tuo padrone che a volte diviene schiavo della sua schiava, anche se lui non lo sa (anche tu odi i puntini come Cla? Io li avrei messi pure qui! ^_^

  10. Per Cla: Avevo scritto un commento lunghissimo in risposta al tuo, ma vedo che non lo ha registrato tra i tuoi. Mi tocca riscrivere, cosa che odio, ma che faccio solo perché anche mi hai dato il bacio in fronte! In parte ho già scritto successivamente nel commento a Mo, io sono convinta, anzi ne sono certa che si può essere schiave d’amore di un solo padrone, perché ogni donna ha un solo padrone. Se non lo trovi, o lo perdi in questa vita, potrai amare, sarai compagna, amante, complice, piangerai e riderai per lui, ma non sarai mai la sua schiava. Con me devi essere sempre sincero e dire la verita, io sono per la verità sempre, anche quando fa male, anche quando non è quella che vorresti. Odio le bugie pietose e di circostanza e odio allo stesso modo, le omissioni di verità o le mezze verità. Per quanto concerne i puntini, come vedi non ne ho messo neppure uno, ma non sai quanta fatica ho fatto ^_^ Cercherò di non metterli, ma succederà a volte nella foga dello scrivere, che mi scappino. In tal caso si paziente (li stavo per mettere qui, vedi tu!)

  11. Per Mo: domani e domenica probabilmente non riuscirò a leggerlo (mi aspetta un fine settimana di lavoro senza dormire, notte bianca, ma sarà anche un fine settimana di grande divertimento). Anche se la curiosità potrebbe farmi accendere il computer al mio ritorno (orario non definito).

  12. Per Cla: Io non trovo nessun paradosso tra catene e libertà, ogni cosa ha il suo opposto, altrimenti non potrebbe esistere. Potresti definire il bianco se non esistesse il nero? Sapresti quanto è importante l’amore se non avessi conosciuto l’odio? Si, sono fatti della stessa sostanza

  13. Per Cla: sono in opposizione, e che noi a volte griadiamo al mondo la nostra voglia di libertà, quando invece vorremmo essere prigionieri di una onirica fantasia. Ma è un’altro campo, un’altro mondo, appunto onirico a volte astratto, dove non esistono più le regole che noi conosciamo

  14. Non ho mai detto di sapere tutto. Credo tu abbia una visione alterata di me. Si va per tentativi, ci si prova, si cerca. Ci vuole esercizio, applicazione. E non sempre gli sforzi trovano appagamento. Sapessi quanti calci in bocca mi sono presa. Ma, come sempre, mi ha salvato l’ironia verso me, il non prendermi sul serio. Ma è un problema mio.

  15. Ciao MO, letto il tuo commento, mi sono presa il tempo di leggerlo bene.
    Io dico che una donna può essere schiava d’amore di un solo uomo e te lo confermo, ma come vedi sia questa volta, che l’altra, quando uso questo termine uso il corsivo per evidenziare la particolarità della cosa, ovvero essere schiava d’amore non significa per me sottomissione nella vita a questo uomo. Signica che tu scegli (la scelta è sempre al femminile, un uomo non può scegliere, o meglio può scegliere di essere scelto, e di conseguenza sei libera) il padrone e doni a lui (solo a lui, non potranno esserci altri a cui donare questo abbandono) alcune parti di te, parti che già esistono, non che crea lui. Non puoi donare ciò che non hai! Per me eros non è la bravura dell’uomo o della donna, ma l’alchimia delle due energie messe insieme ed è indissolubilmen te legato alla parte emotiva, a quello che io chiamo amore.
    Io so che chi legge alcune mie cose (tipo questa l’ultimo post) si fa un’idea distorta di me, perché vede una sola parte e non vede da dove nasce, dove affonda le radici e di cosa si nutre. Molti si sorprendono e a volte non mi credono che io sia cosi libera dentro e proprio per questo mi ponga dei limiti, ma non sono limiti sono principi e non è che me li pongo veramente sono spontanei! E così credono che eros e libertà voglia dire diponibilità sempre, credono che eros e libertà voglia dire tantissima esperienza alle spalle, credono che eros e libertà voglia dire divertimento, credono insomma alla superficialità. Ma sono coloro che dell’amore hanno un’idea a compartimenti stagni (sai che qualcuno mi prende in giro quando parlo d’amore. Cose se fosse possibile che alla mia età ci creda ancora così intensamente, ma questo è un altro discorso). Per quanto riguarda gli uomini e per come sono fatti, che dirti, sono fatti così. Parti le capisco e comprendo, altre mi si sono aliene, altre ancora proprio non riesco ad accettarle. Ma non penso che le donne contribuiscano a questo, reputo che ognuno nella vita sia responsabile delle sue scelte e decisioni, gli altri sono solo imput esterni che ci fanno riflettere o che provano a distoglierci da ciò che siamo, ma dico provano, LA SCELTA E’ SEMPRE NOSTRA, a prescindere dal sesso. Diciamo che siamo diversi e non sempre è facile comprenderci. Quando una donna trova un uomo che riesce a comprendere (anche se non totalmente, ma ciò che non comprende accetta) e a sua volta viene compresa allora scatta l’alchimia. Per concludere, credo che diciamo la stessa cosa, con sfumature diverse.

  16. Sorridente Mo vero non tutte le donne sono così, ma tutte hanno la potenzialità di esserlo. Solo alcune non ci sono ancora arrivate, altre anocra non sanno che esite, altre ancora hanno paura. Ognuna ha i suoi tempi e le sue priorità. Sai io credo che questo mondo è difficile, ma credo fortemente nelle capacità umane

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